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The Studio Section Four - Jeffrey Catherine Jones /7




Abbiamo visto, nei due post precedenti, come gli anni tra il 1972 e il 1975 - anni coincidenti per Jeff Jones con il suo esilio, dapprima convinto poi sofferto, nella campagna di Woodstock - siano stati accompagnati per tutta la loro lunghezza dall'esperienza di Idyl - ovvero, per dirla con le parole dell'artista, "dall’anarchia di un mondo di intuizioni libere dall’intelletto". Mentre un'altra serie, non troppo lontana per concezione, Jones Touch, aveva avuto vita molto più breve. Dobbiamo adesso considerare, anche per questi tre anni trascorsi lontano da New York City, l'altra faccia dell'artista: quella legata, fin dagli esordi, ai mondi della fantascienza, del fantasy e dell'horror.
Jones continuava, come prima, a creare copertine per paperback di fantascienza o fantasy, così come realizzava illustrazioni di copertina o interne, e fumetti, per riviste e fanzine dedicate al fantastico. Nel 1972, una collaborazione lampo con la Skywald Publications - casa editrice di New York con una spiccata predilezione per l'horror - gli consentì, per esempio, di scrivere e disegnare un paio di brevi storie autoconclusive in bianco e nero, nello stile di quelle pubblicate dai magazine della Warren Publishing, con cui aveva collaborato fino all'anno prima.
La Skywald Publications, fondata dai due veterani dell'editoria a fumetti Sol Brodsky e Israel Waldman, aveva esordito nel dicembre 1970 con il primo numero di Nightmare, per poi concludere la sua breve esistenza nel marzo 1975, con il numero 24 di Psycho, di pari passo con il ridimensionarsi del boom dei fumetti horror che negli USA aveva caratterizzato la prima metà degli anni '70. Brodsky e Waldman riuscirono comunque, al di là della brevità dell'esperienza, a coinvolgere nel loro progetto editoriale un discreto numero di talenti, tra i quali la futura star del fumetto americano John Byrne, che esordì da professionista su Nightmare numero 20 dell'agosto 1974.




Oltre a due belle copertine (quelle riprodotte qui sopra), Jeff Jones scrisse e disegnò per la Skywald due storie a fumetti, rispettivamente di cinque e sei pagine, pubblicate sui numeri 6 e 9 di Psycho del maggio e novembre 1972: Sleep e All the Ways and Means to Die. Questa seconda storia, adattamento di un racconto di Larry Niven apparso su un numero di Galaxy del 1968, avrebbe dovuto apparire in origine nel primo numero, mai realizzato, di una nuova rivista dal titolo Science Fiction Odissey. Entrambe le storie presentano un impianto decisamente classico, sia nei testi che nei disegni, ma dal punto di vista figurativo rappresentano comunque un indiscutibile salto di qualità rispetto al precedente periodo Warren. Inoltre, trattandosi in ambedue i casi di oscure meditazioni sul tema della morte, svolgono in retrospettiva un ruolo da trait-d'union con un'opera, di ben altro spessore, che sarebbe arrivata di lì a poco: l'albo one-shot intitolato Spam!

Nel 1973, la Last Gasp, una casa editrice di fumetti underground, concede a Vaughn Bodé e Jeff Jones di sbizzarrirsi a piacere per lo spazio di un albo ciascuno. Che il risultato sia stato di due opere, Schizophrenia/Bodé e Spam!, lontane dai canoni dell'underground classico, credo che non se ne sia mai lamentato nessuno, a cominciare dai responsabili della casa editrice, poiché si tratta, in entrambi i casi, di due pietre miliari all'interno delle rispettive bibliografie dei due artisti. Di Schizophrenia/Bodé ho già detto a suo tempo in Bodé on the Moon, settimo post della serie Vita, opere e morte del messia del fumetto. Resta da parlare di Spam!, albo di trentadue pagine in bianco e nero, con package a quattro colori (qui sotto), che raccoglie nove storie e tre illustrazioni a opera di Jeff Jones.




Avrete forse notato che il retro di copertina offre una versione a inchiostro del dipinto di cui presento un dettaglio nell'immagine di apertura del post: The Kiss, chiaramente ispirato al famoso quadro omonimo di Gustav Klimt. Ma l'immagine presenta anche un dettaglio curioso, come dimostra il sottostante ingrandimento della sua parte superiore: lo sfondo è stampato a rovescio rispetto alla figura che vi fluttua sopra fluttua, come evidenziano la sigla di Jones e la navetta interstellare, entrambi capovolti.




Ma a parte questa probabile distrazione, il retro di copertina rende senza dubbio meglio l'idea del contenuto di Spasm! di quanto non faccia la copertina "ufficiale". A parte un paio di storie che richiamano da vicino i mondi di Idyl e Jones Touch, per il resto è ancora la morte a fare da leit-motiv dell'albo, pur nella varietà dei generi narrativi e dello stile di realizzazione. Ecco di seguito due delle storie di punta di Spasm!: il fanta-horror Saved e la celebre Spirit of '76, storia che ha occupato fin da subito un posto d'onore tra i classici del brivido a fumetti.







* * *


L'illustrazione in alto sotto il titolo è: Jeffrey Catherine Jones, The Kiss (n/d, detail).



Commenti

  1. Non è così inconsueto trovare errori di stampa, alcuni realmente grossolani come quelli che citi. Ricordo che una parte degli studi della Vaticana riguardò proprio il complesso mondo delle "rotative" e di tutti i probabili errori che un tempo si commettevano.
    Belli quei disegni solo "accennati".

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    1. Un altro errore grossolano lo presenterò in effetti nel prossimo post della serie.
      In Jones lo stile di realizzazione si adegua spesso al tema e alla atmosfera della storia narrata. E questo è abbastanza raro nel fumetto, dove i disegnatori tendono a essere gelosi del proprio stile.
      Grazie Luz :-)

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  2. Le tavole hanno uno stile molto moderno per quei tempi, la "vignettizzazione" tipica è giù ampiamente superata, sembra quasi un fumetto contemporaneo.
    Il disegno è davvero pittorico.

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    1. Se guardi ai primordi del fumetto vedrai però come la vignettizzazione tipica nasca dopo un periodo in cui vari disegnatori si erano sbizzarriti con le soluzioni più ardite. Pensa a Lyonel Feininger, George Herriman, Winsor McCay...
      Grazie Ariano. A presto! :-)

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  3. Una cosa che adoro sono le ormai desuete tecniche di disegno e colorazione. Mi emoziona sempre vedere vecchie copertine e tavole fatte completamente a mano, geniali, accattivanti che oggi purtroppo vengono martoriate dall'elaborazione digitale (gradevole ogni tanto, per carità, ma il più delle volte la trovo così fredda e piatta).
    Post molto affascinante!

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    1. Sono d'accordo, Anna. La colorazione digitale solo in rari casi si mostra all'altezza delle vecchie colorazioni a olio o acquerello. Il più delle volte mi sembra sia usata per compensare una carenza di fondo nei disegni.
      Grazie mille per l'apprezzamento del post! :-))

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    2. Esatto! Sono rimasta molto delusa negli ultimi anni sinceramente, perchè ormai molti fumetti moderni enfatizzano il fatto che usino nuove tecniche di colorazione, ma alla fine i soggetti e la storia sono poveri. E si, diventa quasi riempitiva per sfondo e buchi di trama, cosa che non riesco proprio a digerire.
      Mi piace leggere questi post, li trovo davvero belli e utili per il mio lavoro e i miei interessi :) quindi chapeau!

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    3. Sai che io non ho ancora letto un solo fumetto pubblicato nel XXI secolo che non sia una ristampa di un fumetto del XX? E non è neanche detto che lo faccia prima o poi.
      Grazie ancora per l'apprezzamento, Anna, ma in che senso questi post ti sono utili per il tuo lavoro e i tuoi interessi? Mi pare di capire che ti occupi di medicina e veterinaria.

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    4. Alcuni fumetti di "nuova generazione" non sono male, ma tecnicamente sono un po' piatti, secondo me, e le storie ormai sono più o meno sempre le stesse. Ovviamente con diverse eccezioni, ma questo è dovuto al fatto che il pubblico è cambiato.
      Ehehh tu forse non sai che lavoro con autori, in fiere e fumetterie ;)

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  4. In Spirit of '76 il contrasto tra la fluidità dei disegni e la storia spaventosa è eccezionale. La manualità è sempre un valore aggiunto in un'opera d'arte: il segno è più morbido e pastoso.

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    1. Posso solo dirmi d'accordo, Cristina. Grazie del commento e a presto :-)

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  5. Splendide illustrazioni e splendido post ;-)

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  6. Mi mancava questa fase della vita di Jones, non ero molto ferrato sul periodo della "Last Gasp".
    Grazie per aver colmato questa lacuna.

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    1. Grazie a te per l'interesse e il commento, Nick. A presto! :-))

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  7. Devo confessare che mi piacciono molto i fumetti Skywald, in particolare "The Saga Of The Victims" di Hewetson e Rego, un vero e proprio "guilty pleasure", se non sbaglio apparso su "Scream" del giugno 1974 e in generale quasi tutti i "rivali" della Warren, tra alti e bassi paurosi. Penso soprattutto alla Atlas/Seabord, i due "Weird Tales Of Macabre" li trovo molto buoni. Leggo sempre con molto piacere, Ivano. Thanks!!!

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    1. Caspita! Sei un vero esperto in materia e ogni tuo contributo è sempre il benvenuto *__*
      Grazie mille per il gradimento del post, Belushi!

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