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Visualizzazione dei post da Novembre, 2016
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Trilogia delle Madri /9 - La visione steineriana: La fase terrestre

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I movimenti dei corpi celesti sono determinati dai reciproci rapporti delle diverse entità spirituali che li abitano. La percezione ed i movimenti dei corpi celesti ebbero origine da cause animico-spirituali, e si verificarono in modo che fosse possibile agli stati spirituali di esplicarsi nel campo fisico.
Rudolf Steiner, La scienza occulta nelle sue linee generali
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Riprendo il discorso da dove lo avevo interrotto nel post precedente, cioè dal momento in cui nell’uomo, la coscienza immaginativa, raggiunta nel grado lunare, sta per lasciare il posto al grado di coscienza successivo. Questo passaggio corrisponde con l’inizio della quarta fase evolutiva, tuttora in corso: la fase terrestre. Dobbiamo comunque tenere sempre presente che non stiamo parlando qui di rapporti tra corpi planetari, ma tra diversi gradi di coscienza, e che il corpo cosmico è in realtà uno e la sua evoluzione procede di pari passo con quella dell'uomo. Quando diciamo "corpo fisico" dobbiamo quind…

Insieme Raccontiamo 15 - L'occhio dal profondo

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Sinceramente non so dire quanta incidenza abbia avuto, nella costruzione di questo post, la circostanza che ieri, poco prima di cominciare a redigerlo, mi sia capitato di leggere il contributo di Glò de La Nostra Libreria alla stessa iniziativa. Lei, nel suo post, prima ha presentato un più che ottimo finale, poi ha raccontato che lo spunto di partenza le era stato offerto da Isola con fantasmi di John Banville, un romanzo e un autore dei quali, confesso, non avevo mai sentito parlare.Comunque sia, oggi mi ritrovo a fare un’operazione simile, e sebbene mi sia già successo in passato - per esempio con il finale per Insieme Raccontiamo 13 - di prendere spunto da un’opera letteraria (Pinocchio), forse è davvero alla nostra Glò che devo la struttura in due parti di questo post. Anche io infatti, come lei ieri, spenderò stavolta alcune parole sulla mia fonte di ispirazione.


#insiemeraccontiamo #giochi

Per partecipare a Insieme Raccontiamo 15, o per leggere le opere degli altri parte…

Anno Quarto - Anno nuovo... testata nuova

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Questo blog oggi compie tre anni e, secondo consuetudine, a sancire il passaggio dall'anno terzo all'anno quarto c'è il cambio di testata. Nei tre anni precedenti avevo optato ogni volta per una soluzione quasi astratta e utilizzato come sfondo del titolo il dettaglio di un dipinto: Redon, Monet, poi di nuovo Redon. Stavolta ho invece deciso di adottare un cocktail di immagini che permetta a chi approda su queste pagine di farsi a colpo d'occhio un'idea dei contenuti. Un'idea parziale certamente, ma pur sempre un'idea.

Solve et Coagula - Pagina 157

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Parte II - Capitolo 2 /13
La stanza era il piccolo studio-soggiorno del suo appartamento, quello dove negli ultimi anni aveva trascorso la maggior parte delle sue ore da sveglia, immersa nella lettura o davanti allo schermo del pc. Il dettaglio che fosse anche lo spazio di passaggio per eccellenza del suo appartamento, quello da attraversare per accedere sia al bagno che alla cucina, non l’aveva mai troppo preoccupata. Né quando con lei viveva Ilaria, la sua prima inquilina, né, a maggior ragione, dopo l’arrivo di Alessandra, la ragazza invisibile.Il divano letto era al suo posto di sempre, mentre il tavolo con il computer sembrava esser stato fatto sparire, così che la stanza appariva semivuota. Chi era stato? si domandò Luisa. E perché?

The Studio - Secondo intermezzo Parte 2: Oh Funny Pages! (1972-73)

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A curare la veste editoriale del magazine National Lampoon furono chiamati in origine i grafici dei Cloud Studios, la cui filosofia di lavoro coincideva più o meno con quella degli autori di fumetti (ma non solo) underground: evitare per quanto possibile di apparire professionali e accurati e fare della propria (apparente) sciatteria un punto di merito. Una filosofia operativa che si rifletté nell'aspetto grafico dei primi sette numeri, pubblicati tra l'aprile e l'ottobre del 1970, prima che Matty Simmons e Leo Mogel, i boss della Twenty First Communications, si decidessero per un sostanziale cambio di rotta. I due imprenditori erano convinti che una grafica più accurata - più mainstream - avrebbe inevitabilmente attratto un pubblico di lettori più ampio e variegato, con un conseguente aumento delle vendite. Detto fatto, licenziarono i Cloud Studios e arruolarono al loro posto l'ex grafico di Cosmopolitan, Michael Gross.
Gli effetti della cura Gross furono in effetti …

The Studio - Secondo intermezzo: L'alba di National Lampoon (1970-71)

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Osservò una volta Thomas Carlyle: "Il vero umorismo non nasce più dalla testa che dal cuore". Ovviamente, che cosa il vecchio, sciocco rosacrociano abbia voluto intendere con questa frase è ancora Avvolto nel Mistero...

Quello che avete appena letto è l'incipit dell'editoriale di apertura di National Lampoon numero uno dell'aprile 1970, a firma dei tre caporedattori Beard, Kenney e Hoffman. Unito alla copertina (qui a lato), lascia pochi dubbi sugli obiettivi del magazine, che aspira a ereditare certo intellettualismo beffardo e dissacratorio dell'underground e insieme a cavalcare l'onda del generale clima di  trasgressione e contestazione tipico della fine degli anni '60.
Certo i tre, come nessuno dei loro collaboratori, può ancora immaginare di avere appena esordito con il primo numero di quella che è destinata a diventare la più famosa rivista umoristica degli USA se non del mondo intero, ma è comunque un dato di fatto che Doug Kenny and Henry Beard …

The Studio Section Four - Jeffrey Catherine Jones /4

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Sono un romantico e un pittore, e amo le donne... le forme femminili riflettono la luce con una tale semplicità e una tale bellezza.
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Se affronto veramente solo ora, in questa fase di questa serie di post, la questione delle collaborazioni tra i futuri membri di The Studio - in particolare riguardo a questo periodo che si colloca sulla cuspide tra i sixties e i seventies - è perché ho prima voluto mettere in campo anche il nome di Jeffrey Catherine Jones, all'epoca semplicemente Jeff Jones. Barry Smith non è ancora in vista, ma Jones, Wrightson e Kaluta si comportano già come una piccola comunità artistica, attorno alla quale gravitano altri nomi ancora. Abbiamo per esempio visto, nello scorso post, quanto sia stata fondamentale la presenza di Bruce Jones nei loro poco fortunati esperimenti di autopubblicazione, spentisi quasi sul nascere, di Abyss e Web of Horror.
Ma naturalmente non c'è stato solo Bruce Jones. Nell'estate del 1970 il primo numero della fanzine This is …

Solve et Coagula - Pagina 156

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Parte II - Capitolo 2 /12
Quando Luisa riprese conoscenza la prima cosa che avvertì fu un odore pungente che le risaliva le narici. Poi vide la strana donna, lunga, magra e cenciosa, seduta sul pavimento con le gambe incrociate a poca distanza da lei. Infine notò, posata a terra tra loro, una specie di zuppiera di terracotta riempita di cibo fin quasi all’orlo. Si sollevò seduta a sua volta.«Serviti» le disse la donna, indicando il cibo. Era da lì che saliva l’odore.«Cos’è?» domandò Luisa diffidente. Non avrebbe saputo descrivere quello che vedeva altrimenti che come l’equivalente culinario della pittura di Jackson Pollock.«Proteine».«Non potresti essere più specifica?».L’altra le lanciò uno sguardo torvo. «Ti credi forse migliore di me?».

The Studio Section Four: Jeffrey Catherine Jones /3

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La mia speranza è che ogni mia opera mi lasci insoddisfatto. Questo mi dà la spinta per passare all'opera successiva. Il giorno che penserò di aver creato qualcosa di grande finirà tutto.
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Il 1969 porta a Jeffrey Jones, tra le altre cose, l'occasione di figurare per la prima volta come disegnatore principale in un albo mainstream, con una storia di 15 pagine scritta da Bill Pearson pubblicata sul numero 13 del comic-book Flash Gordon della Charlton Comics con il titolo Monster Men of Tropica. Ma ad attrarre Jones è stata anzitutto in questo caso la possibilità di esercitarsi su un altro dei suoi miti, qual era il leggendario personaggio nato dalla mente e dalle matite del mai troppo rimpianto Alex Raymond (1909-1956). Ci si aspetterebbe così, da parte sua, una dedizione assoluta al progetto, invece lo stesso Jones ha in seguito ammesso di aver lavorato alla storia a tempo perso, convinto com'era che alla fine gliela avrebbero rifiutata comunque. E a conti fatti il risul…