Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per offrire un migliore servizio ai lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso. Per maggiori dettagli puoi leggere la seguente Informativa estesa.

The Studio Section Four - Jeffrey Catherine Jones /4




Sono un romantico e un pittore, e amo le donne... le forme femminili riflettono la luce con una tale semplicità e una tale bellezza.

* * *


Se affronto veramente solo ora, in questa fase di questa serie di post, la questione delle collaborazioni tra i futuri membri di The Studio - in particolare riguardo a questo periodo che si colloca sulla cuspide tra i sixties e i seventies - è perché ho prima voluto mettere in campo anche il nome di Jeffrey Catherine Jones, all'epoca semplicemente Jeff Jones. Barry Smith non è ancora in vista, ma Jones, Wrightson e Kaluta si comportano già come una piccola comunità artistica, attorno alla quale gravitano altri nomi ancora. Abbiamo per esempio visto, nello scorso post, quanto sia stata fondamentale la presenza di Bruce Jones nei loro poco fortunati esperimenti di autopubblicazione, spentisi quasi sul nascere, di Abyss e Web of Horror.

Ma naturalmente non c'è stato solo Bruce Jones. Nell'estate del 1970 il primo numero della fanzine This is Legend esce con una storia a sei mani di Jeff Jones, Bernie Wrightson e Alan Weiss, una rielaborazione del classico The Legend of Sleepy Hollow, mentre Mike Kaluta opta, dal canto suo, per una storia a quattro mani con Bonnie Moore: The Gardener. Ma anche stavolta si tratta di un progetto che si esaurisce nello spazio di un numero. Del secondo sopravvive quella che avrebbe dovuto essere la copertina (di Jeff Jones, qui a lato).

Per trovare un po' di terreno solido, il nostro deve quindi rivolgersi altrove, e precisamente da qualcuno che ormai dovremmo conoscere abbastanza bene: quel James Warren che dopo aver da poco ripreso le redini della casa editrice da lui fondata, la Warren Publishing, cerca adesso di risollevarne le sorti. L'intuizione di Warren è che nel 1969 i tempi siano ormai maturi per dare spazio a una testata horror al femminile da affiancare a Creepy e Eerie. Nasce così Vampirella, il cui esordio è contrassegnato da una copertina (qui a lato) di Frank Frazetta (1928-2010) destinata a diventare una vera e propria icona dell'illustrazione fantastica.

Come nel caso dei fratelli maggiori Creepy e Eerie, con Uncle Creepy e Cousin Eerie, anche Vampirella si personifica... in Vampirella ("Vampi" per gli amici). Ma mentre i due titolari di testata più anziani si limitano a fare da anfitrioni, lei diventa ella stessa protagonista di una serie di storie (destinata a formare nel tempo una vera e propria saga) dal presupposto quantomeno bizzarro: l'esistenza di un pianeta, chiamato Drakulon, dove a fare le veci dell'acqua c'è il sangue. Vampirella è uno dei suoi abitanti.

Nella prima storia di Vampirella, Drakulon attraversa una grave siccità che sembra destinata ad annientare ogni traccia di vita sul pianeta, finché il destino non ci mette lo zampino nella forma di un'astronave terrestre in panne che compie un atterraggio di fortuna. Immaginate la sorpresa della nostra eroina quando, mandata sul posto a indagare, scopre la stranezza che nelle vene dei membri dell'equipaggio scorre quella che per lei è l'acqua! Una risorsa insospettata che lei è intenzionata a sfruttare, grazie al suo elevato Q.I. - pari a 2000 - che le permette di riparare l'astronave e con essa raggiungere la Terra. Quel che succede dopo è, come si dice, un'altra storia, mentre quello che interessa noi è che il magazine Vampirella abbia almeno un paio di caratteristiche in grado di attrarre Jeff Jones: è virata al femminile, e affianca all'horror una buona dose di sensualità. Il debutto del nostro sulle sue pagine avviene tuttavia non con una storia ma bensì con una copertina realizzata a quattro mani con Vaughn Bodé per il numero 4 dell'aprile 1970. Quella delle copertine memorabili è del resto una tradizione di cui la Warren può andare giustamente fiera.

La prima storia completa di Jeff Jones per Vampirella (numero 5 del giugno 1970) è invece An Axe to Grind (Un'ascia da affilare, a lato un esempio) di cui lui scrive anche il testo. A rivederle oggi, le sue sette tavole fanno pensare a una via di mezzo tra Wrightson e Bodé, e se è difficile allontanare da sé il sospetto che possa esservi lo zampino di entrambi, è anche vero che è quasi impossibile, negli anni presi in esame, stabilire chi davvero abbia influenzato chi e chi davvero abbia disegnato cosa. Di certo c'è che in quello stesso periodo Jones va per la maggiore come illustratore di copertine per paperback di SF e Fantasy ed è talvolta costretto a ricorrere, per far fronte alle richieste degli editori, all'aiuto degli amici, Berni Wrightson in primis.

L'incertezza dello stile del giovane Jones non si misura però tanto sulla sua attività di autore di fumetti quanto su quella di illustratore, che gli ha procurato la nomea, fastidiosa ma tutt'altro che immotivata, di "clone di Frazetta". Basta in effetti mettere soltanto a confronto le illustrazioni dei due in quegli anni per vederla confermata.

Copertine a confronto:
Frank Frazetta (a sinistra) e Jeff Jones (a destra)

E' forse da addebitarsi a questa eccessiva somiglianza se anche la seconda copertina di Jeff Jones per la Warren (Eerie #27 del maggio 1970) è realizzata a quattro mani con Vaughn Bodé?




Qualunque sia la risposta a tale domanda, la svolta è comunque vicina. Il 1971 sarà per Jeff Jones un anno di decisa maturazione stilistica (come testimonia anche il ritaglio di illustrazione in apertura del post), che lo vede ancora dividersi tra le fanzine, i paperback e i magazine della Warren, al tempo stesso che la sua anima di artista è ormai pronta ad aprire le porte finora tenute sigillate e a riversare nelle strade del mondo tutte, o quasi, le sue riposte ricchezze.


* * *


L'immagine di Jeff Jones in alto sotto il titolo è un dettaglio della copertina di Nightmare #6 (dec. 1971, detail)



Commenti

  1. Ecco, a me piace molto Frazetta, infatti ammetto che scegliendo fra i due stili preferisco il suo.
    Però anche il tono più sfumato di Jones è di notevole impatto, si vede il talento.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La differenza fondamentale tra i due, che è stata poi riconosciuta dallo stesso Frazetta, è che Jones, una volta sganciatosi dal suo modello si è avventurato fin nella pittura in sé per sé, mentre Frazetta è rimasto per tutta la vita legato agli stilemi classici dell'illustrazione fantastica.

      Elimina
  2. La prima tavola è davvero di grande bellezza! Mi chiedo quanto tempo ci mettesse/mettessero a realizzare tavole con questa complessità di sfumature.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non credo i tempi fossero lunghi, Cristina, perché gli editori erano sempre di fretta. Anche per questo Jones ha voluto emanciparsi il prima possibile, per poter decidere da sé i propri ritmi.

      Elimina
    2. Allora dico: doppiamente bravi in considerazione del rapporto tempo/qualità del risultato!

      Elimina
  3. L'immagine iniziale è veramente potente, bellissima! Effettivamente si rimane incantati pensando anche al lavoro che c'è dietro opere simili, come ha scritto Cristina.
    Invece... tra le due copertine affiancate, devo dire che lo sfumato rende la tavola del nostro più "intrigante", mentre l'altra è sicuramente perfetta e bellissima ma più statica.
    Ma quanto corri Ivano! :O Fatico a seguirti, sai ho la bradipite XD E complimenti per il lavorone fatto finora!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche se in questa fase Jeff Jones guarda senza dubbio a Frank Frazetta, i loro stili divergeranno poi moltissimo. Jones fonderà con Barry Smith la corrente neo-romantica, per molti versi opposta alla concezione frazettiana dell'arte.

      Grazie per i complimenti, Glò. Ma io pensavo che il bradipismo riguardasse la produzione dei post non la loro fruizione ;D

      Elimina
  4. L'idea del pianeta Drakulon è una tale trashata che solo in un fumetto poteva funzionare...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La penso allo stesso modo, Marco. Anche se poi con il tempo Vampirella è diventato un fumetto blasonato.

      Elimina

Posta un commento

I tuoi commenti sono l'anima del blog. Il mio grazie se vorrai lasciare una traccia del tuo passaggio.

Post popolari in questo blog

10 serie a fumetti che hanno scandito i miei anni '70

Il libro azzurro della fiaba - I sette libri della fiaba Volume 1

Ivan e Maria (Иван да Марья)

Black & White & Sex Talks

Henry Miller e me - Breve invito a un meme sull'autobiobibliografia

Il meme sull'autobiobibliografia - post di aggiornamento

Vikings S03 E07-10: La presa di Parigi