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Gli occhi di Modì. Il lato B - Anteprima 1 /4



Si può dire, di questo post, che sia quello con cui io inizio a onorare il programma che ho di recente definito, almeno nelle sue tre linee principali, nel mio post autocelebrativo Anno Terzo. E tuttavia già lo scorso luglio, al termine della prima anteprima degli Occhi di Modì - secondo volume della Trilogia di Shaula, concluso per ora nella sua prima stesura - avevo annunciato che ne sarebbe seguita presto una seconda, dove avrei dato risalto all'altro dei due filoni principali lungo i quali si snoda l'intricato percorso di Shaula. Dopo il filone misterico-esoterico che ha caratterizzato la precedente anteprima, è adesso il turno del filone più legato alle contingenze del quotidiano, formato di hobby, incontri tra amici, esperienze lavorative, con tutto quel che ne discende e che ho deciso di definire il lato B della vicenda.

Qualcuno di voi, la volta precedente, mi ha anche chiesto perché io non avessi invece preferito presentare un'anteprima del primo volume della saga di Shaula, L'Estate dei fiori artici, che è in una fase d'opera molto più vicina alla versione definitiva rispetto alle pagine che presento in questa serie di post.
La mia risposta è che è proprio perché si situa, nel presente, in uno stato ormai prossimo alla versione definitiva, che preferisco operare in modo diverso per L'Estate dei fiori artici. (Quale sarà questo "modo diverso" lo renderò noto nel blog all'inizio del 2016). Mentre sentivo anche forte, nel frattempo, la necessità di mostrare alcuni esempi del lavoro che sto conducendo su un'opera a cui tengo molto com'è la saga di Shaula - un lavoro a cui ho potuto e posso dedicare, purtroppo, solo quei rari, e quindi doppiamente preziosi, brandelli di tempo che riesco a strappare a fatica alle mie densissime giornate.
Chiarito questo, auguro una buona lettura a chiunque di voi mi farà il regalo (davvero un bel regalo, vi assicuro) di seguirmi anche lungo le quattro tappe che scandiscono questo nuovo percorso del mio blog.

* * *


Shaula II: Gli occhi di Modì


estratto dalla prima stesura



Sabato 1 settembre 1979

La mia prima mattina di lavoro alla stazione di rifornimento trascorse in modo indolore, a parte la noia. Tutto quel che dovetti fare, dalle sette alle dodici e trenta, fu di stare seduto alla cassa a riscuotere gli importi dei rifornimenti di carburante, vigilare sui vari gadget e accessori in vendita e spolverare gli scaffali che li ospitavano. Oltre che, all’occorrenza, uscire dal mio riparo di vetro e metallo per dare un aiuto alle pompe di benzina. Rassicurato dal buon inizio d’opera, nel primo pomeriggio decisi di rompere gli indugi e chiamai Daniele per chiedergli di combinare un incontro con il suo maestro di pianoforte.
Fu direttamente lui a rispondere al telefono. “Stavo per chiamarti io” aggiunse subito dopo i saluti di rito. “Domani andiamo alla colonica. Vuoi venire? Fabio e Vincenzo sono già dei nostri”.
“Ci conviene approfittare di questi ultimi giorni di estate” aggiunse, prima di darmi il tempo di rispondere.
A dirla tutta, avevo esitato perché ero un po’ allarmato all’idea di quella prospettiva. “Da quanto tempo è che non ci vai?” domandai alla fine.
“Ci sono stato anche domenica scorsa” replicò lui.
“E... tutto bene?” domandai ancora.
“Più o meno. Ovviamente, alla fine, l’idea della comune non è andata in porto, però Anselmo ha tutta l’intenzione di tenersela stretta la colonica. Quando il tempo non è l’ideale per il mare ci ritroviamo tutti lì nei fine settimana”.
Conoscevo in modo abbastanza superficiale Anselmo – il cui vero nome, che lui detestava a morte, era in realtà Giuseppe - e il suo seguito di amici, il cosiddetto 'gruppo della colonica' e non ero mai stato molto tentato di approfondire la loro conoscenza. Soprattutto, conservavo un pessimo ricordo dell’unica volta in cui avevo contribuito al lavoro di ristrutturazione dell’edificio – un vero rudere, all’epoca - in vista della nascita della comune, durante un fine settimana della primavera scorsa.
“Mi prendo un momento per decidere, ok? In ogni caso ti ho chiamato perché voglio prendere lezioni private di pianoforte. Puoi parlare di me al tuo insegnante quando lo vedi e fissarmi un incontro?”.
“Perché invece non vieni direttamente con me lunedì sera, alla lezione di flauto?” mi propose lui.
“Perché voglio studiare pianoforte, non flauto” ribattei, non poco perplesso.
Daniele esitò a sua volta prima di rispondere. “Vuoi dire che non ti ho mai detto che il mio insegnante di flauto e il mio insegnante di pianoforte sono la stessa persona? Vado da lui due volte la settimana”.
No, non ricordavo che il mio amico mi avesse messo al corrente, prima di quel momento, di un simile dettaglio. Sapevo solo che oltre al flauto studiava il pianoforte come strumento secondario, anche in vista di possibili studi futuri nel campo della composizione e della direzione d’orchestra.
“Vedrai che sarà in grado di portarti tranquillamente, come sta facendo con me, fino al livello del quinto anno di conservatorio” continuò. “Dopo, se sarai ancora interessato, potrai cercarti un altro maestro”.
Acconsentii alla proposta, e, già che c’ero, accettai anche l’invito per il giorno dopo. In fondo ero anche contento di ritrovare Fabio e Vincenzo, che non vedevo dal giorno precedente la mia partenza per l'Irlanda.
Abbassato il ricevitore, ripensai alla nostra prima visita alla colonica. Anche in quell’occasione eravamo noi quattro, più Andrea, detto 'il giusto' – un appellativo che si era guadagnato a causa dell’impegno che profondeva nella cura del suo aspetto e del suo modo di abbigliarsi in particolare. Sempre lui, era di recente salito agli onori delle (nostre) cronache per via di una coincidenza a dir poco bizzarra, che era stata oggetto di innumerevoli lazzi: l’essersi ritrovato ad abitare, in conseguenza di un cambio di casa al seguito dei suoi genitori, proprio in un condominio di via Giusto d’Andrea.


Quella di quel giorno di primavera era stata, per tutti noi, la nostra prima volta alla colonica, che altro non era che il nome dato d'ufficio a un rozzo e decrepito edificio di due piani, situato al centro di un quadrato di terreno per buoni tratti erboso e circondato da ogni lato dalla boscaglia. Dopo la provinciale, eravamo stati costretti a percorrere un tratto di sterrato piuttosto accidentato e lungo due-tre chilometri per raggiungerlo, e ricordo che la prima cosa che notai all’arrivo fu, sulla sua facciata, un botta-e-risposta in vernice rossa che non lasciava presagire niente di buono sulle prospettive future della nascente comunità.
Una mano, presumibilmente maschile, aveva tracciato per prima sul muro questo ispirato aforisma: “La donna è nata dal costato di Adamo, quindi è una bistecca”.
Al quale, poco sotto e all'apparenza con la stessa vernice, un’altra mano, presumibilmente femminile, aveva replicato in questi termini: “Ah! Ma allora l’uomo è un maiale!”.
Ne era infine seguito un tentativo di riconciliazione, a opera di una terza mano, che aveva tracciato ancora un po' più in basso il simbolo della pace, la zampa di gallina racchiusa nel cerchio.
Ma già una minaccia, ben più radicale e determinante di un paio di scritte sui muri, incombeva fin dall’inizio su quello stesso futuro: Giuseppe detto Anselmo, caso verosimilmente unico al mondo per un aspirante fondatore e capo carismatico di una comunità, soffriva di chiare tendenze misantrope e non solo. La sua avversione si spingeva così al di là della cerchia umana da abbracciare ogni ramo del vivente, e da spingerlo ad auspicare un ritorno del pianeta terra a quella che lui - in una sorta di mistica geologica - vedeva come la sua purezza originaria: lo stato minerale. Il più devastante errore prodotto dall’esplosiva miscela di caso e necessità era stato, a suo avviso, la creazione della cellula vivente - del primo organismo in grado di replicare se stesso: un evento che si opponeva non solo a ogni regola del buon senso, ma anche del buon gusto. Faceva così del suo meglio per contribuire alla devoluzione purificatoria, orinando ogni volta possibile non nella tazza del water ma su qualunque organismo vegetale vi fosse a portata di mano, allo scopo di essiccarne le radici. Un contributo ben misero, ammetteva lui stesso, ma da qualche parte bisognava pur cominciare.
Quando poi qualcuno un giorno aveva accennato – così mi fu raccontato - alla possibilità che il suo contributo avrebbe potuto essere ben più decisivo qualora lui avesse deciso di porre volontariamente fine ai suoi giorni, Anselmo (o forse un residuo di Giuseppe in lui) aveva obiettato: “Credi forse che non ci abbia mai pensato? Ma cosa farebbe il mio corpo dopo morto se non ingrassare vermi e concimare il terreno... Cioè, in poche parole, contribuire a perpetuare la vita?”.
“C’è sempre la possibilità della cremazione... un po' di cenere e puff! tutto sparito in un soffio” aveva allora insinuato, malignamente, qualcun altro.
“E privare così mia madre, da vecchia, della sola consolazione possibile... una tomba su cui piangere e deporre fiori? Neanche a pensarci!”.
E a questo, si capisce, nessuno dei presenti aveva trovato il cuore di ribattere.

1 - Continua

* * *

Le immagini di questo post (dall'alto in basso):

Dettaglio di un wallpaper tratto dal sito Prog Archives

Luigi Gioli, Paesaggio (1900)

Commenti

  1. Scrivi bene, Mr. Landi.
    Gli aforismi su bistecche e maiali mi son piaciuti.
    Comunque anche con la cremazione c'è una tomba XD

    Moz-

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    1. Grazie mille, Miki! :))
      Ma sei sicuro che ci sia una tomba anche nel caso della cremazione? In tutti i casi di cui ho saputo finora c'è chi si è fatto disperdere in mare, chi nell'aere montana... non ho mai sentito nessuno che abbia conservato le ceneri in una tomba, salvo in certi casi di santi orientali... ho letto che allora le ceneri sono conservate in dei tumuli chiamati Samadhi che diventano luoghi di pellegrinaggio. Comunque, se sei sicuro, mi informo meglio.

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    2. Per la cremazione si può avere un piccolo ossario oppure farsi mettere nel loculo insieme ad un parente.

      Chiuso argomento morti... bello questo post.
      Mi pare che i personaggi abbiano già una loro chiara connotazione.
      Interessante interessante.... :)

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    3. Grazie a tutti e due per le precisazioni... in fase di revisione studierò a fondo la questione ;-)

      E grazie per il tuo interesse, Patricia :))

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    4. Beh, ma potrebbe essere letto come mot d'esprit, non starei a fossilizzarmi sulla questione o.O E c'è anche chi conserva le ceneri del defunto in un urna, eh.

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    5. Sì, Glò, ci ho riflettuto un po' e penso anch'io che possa andare. In fin dei conti il discorso va contestualizzato... nel 1979 la cremazione non era qualcosa all'ordine del giorno come è oggi. Quel poco che se ne sapeva era giusto per sentito dire ^^

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  2. Confermo anche io: scrivi davvero molto bene, gemello acquisito.

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    1. Grazie anche a te, Nick! Apprezzamenti (e critiche costruttive) sono sempre graditi :))
      I gemelli acquisiti sono una bella cosa, fuorché nei polsini delle camicie ;)

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  3. Ciao Ivano, mi piace il racconto e il tuo tipo di scrittura. Nel leggerti, ho avuto la certezza, che sarò più costante nel seguire la storia rispetto ai racconti misterico-esoterico del passato, non amo molto scervellarmi.
    C'è un refuso, come li chiami tu, molto probabilmente quando hai corretto e cambiato verbo, c'è un "ho" seguito da "voglio", almeno che non sia voluto, come una frase detta all'amico in modo confuso.
    Aspetto il seguito.

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    1. Ciao Anna Maria, grazie mille anche a te :))
      Non si tratta però di un racconto, ma di un semplice estratto da qualcosa di molto più lungo.
      Il refuso poi era un vero refuso. Essendo una prima stesura, nel testo c'era scritto "ho deciso" anziché "voglio". Solo che subito prima c'era la parola "decidere", quindi quando ho riletto il post ho fatto la necessaria (ma ahimè solo parziale) modifica. Grazie anche per la segnalazione!
      Il seguito dovrebbe arrivare domenica ;-)

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  4. Crea un'atmosfera non indifferente. L'unico "richiamo" che ti devo fare è di tipo cromatico: leggere testo bianco su fondo scuro mi fa letteralmente incrociare gli occhi, continuo a vedere linee bianche anche se smetto di fissare il monitor :-D

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    1. Grazie mille Ariano :-))
      Pensa tu che io ho scelto questa soluzione (testo grigio chiaro su sfondo grigio scuro) perché era quella che a me stancava meno la vista. Io in genere mi stanco a leggere dove c'è troppo contrasto tra testo e sfondo; per esempio, testo bianco su sfondo nero o testo nero su sfondo bianco.

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    2. Allora mi lamento anch'io.. troppo piccolo!!! Cecata sono.... :)))

      E fu così che Ivano ci mandò.......... ahahahahahah

      L'atmosfera come dice Ariano è notevole. Sui personaggii ti ho già scritto prima e non mi ripeto.

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    3. E io ti ringrazio di nuovo Patricia :-))

      Sulla questione della dimensione dei caratteri mi risulta che esista una funzione di Windows che permette di aumentarli a piacere nella visualizzazione su schermo.

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    4. Ahahahahahh per uso caratteri giganti. Ridono tutti in casa

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    5. Era per me. Ne ho perso un pezzo

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    6. In effetti la prima affermazione era un po' ermetica ;D

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  5. Notevole! Un bello stile il tuo, Ivano: questo brano sa di giovinezza e giornate infinite.

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    1. Grazie Glò. Mentre scrivevo mi ero completamente calato in quei giorni... ne respiravo l'atmosfera alla lettera. E sì, era un periodo di giovinezza e di giornate all'apparenza infinite *__*

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  6. Dopo aver adeguatamente sbavato sull'immagine iniziale (da patito di prog), mi sono goduto la lettura di questo primo nuovo estratto della tua opera.

    È notevole il distacco dalla precedente anteprima, ma è conservata la prosa fluente, tua caratteristica ormai nota.

    Fantastica la casualità nome/indirizzo e davvero incredibili gli ultimi dialoghi riportati.

    E poi mi hai fatto tornare in mente il tempo dei miei studi musicali: pianoforte complementare per gli altri strumenti e lettura della partitura un po' per tutti erano il companatico quotidiano (del secondo affrontai anche l'esame contemporaneamente a quello del quinto di pianoforte- proprio in previsione di un'integrazione verso la composizione... tempi andati, o quantomeno rimandati).

    Curiosità sparse dettate dal non aver letto ancora le parti successive (cosa che sarebbe reale avessi potuto a tempo debito :P):

    - come mai una cover del genere? Solo per gli anni in corso o per altri motivi tutti da scoprire?
    - proprio non ci puoi dire nulla di più per quanto riguarda il primo capitolo? :P
    - qui vado un po' sul personale: cosa ti spingeva a seguire questo percorso? Ideologie, cameratismo o cosa? (sempre che tu possa/voglia spiegarlo, ai fini del libro o se non è troppo impicciona come domanda :D)

    Intanto vado avanti con la lettura, lavoro permettendo XD

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  7. Heilà, Paolo, ben ritrovato e alla grande *__*

    Intanto, grazie per i complimenti :))

    Per quanto riguarda invece le tue domande... dunque:

    - la cover è tanto per restituire l'atmosfera anni '70, anche se poi le citazioni musicali nel corso del mio scritto ci sono e in quantità.
    Anche nel mio caso, l'avventura nella musica appartiene ormai a tempi andati (e non più solo rimandati). Qualche piccola soddisfazione nel campo me la sono comunque tolta a suo tempo, e le mie composizioni musicali nel blog in qualche modo restano a darne testimonianza.

    - non ho ben capito cosa intendi per primo capitolo... forse il primo volume della trilogia: "L'estate dei fiori artici"?
    Se è così, ne saprai qualcosa attraverso il blog, ad inizio anno.

    - è un discorso complesso, ma anche in questo caso spiegato abbastanza nel dettaglio nell'insieme del mio scritto.
    Cameratismo direi di no, perché ero autonomamente convinto della validità di certi principi di vita. Posso risponderti che era fame di vita e voglia di libertà e sperimentazione.

    A presto e grazie del passaggio/commento *__*

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ormai mi conosci e sai che quello che commento è quello che penso, sono come le nazionali: senza filtro XD

      Purtroppo arrivo sempre in ritardo, ma il tempo libero non mi è amico: ho finito da poco di lavorare e -come si intuisce- non sono riuscito a continuare nel leggere e commentare il proseguo dell'estratto, ma recupererò eh :P

      Tornando a noi, riprendendo i punti di cui sopra:

      - io sono convinto che non si possa mai dire mai. Ho interrotto i miei studi musicali in contemporanea con il mio trasferimento a Torino (l'esame per l'ingresso in composizione era una delle possibili soluzioni, ma alcune coincidenze sono state malevole per la realizzazione della cosa), ma, come ho avuto l'opportunità di continuare a suonare in varie band -imparando anche a suonare altri strumenti-, così non demordo per la conclusione degli studi ufficiali in un futuro. Quindi se ci sono volontà e desiderio, in qualche modo si fa ;)
      Non ero a conoscenza delle tue composizioni, vedrò di spulciare meglio il blog e andarmele a godere. Come non vedo l'ora di imbattermi nelle citazioni che segnali.

      - ho sbagliato io ad esprimermi, sì, facevo riferimento al primo libro della trilogia, e cercavo di farti svelare qualcosa anzitempo :P pazienza, aspetterò :D

      - intuivo le motivazioni, ma da fiero sostenitore della teoria per cui non si forniscono le risposte all'interno delle domande, sono davvero contento di aver trovato conferma nelle tue parole. Fame di vita è una bellissima immagine, ma non ci si può aspettare di meno, imparando a conoscerti ;)

      Come ho detto in altre occasioni: avere la possibilità di un contatto con un autore e i suoi prodotti regala un'esperienza speciale a chi è dall'altra parte. Quindi grazie lo dico io per la condivisione della tua opera, che fa da tramite anche per farci scoprire parte di te.

      E alla prossima, tempo permettendo :P

      Elimina
    2. In tre occasioni ho scelto di accompagnare gli auguri di buone feste con tre mie composizioni. Purtroppo tutto quel che mi è rimasto (e recuperato di fortuna) della mia passata attività musicale sono le registrazioni, realizzate con mezzi di fortuna, di alcune prove. La qualità quindi è quella che è, ma meglio di niente.
      I tre post sono questi:

      http://ivanolandi.blogspot.it/2014/04/dans-une-magnifique-demeure-i-miei.html

      http://ivanolandi.blogspot.it/2014/12/o-saisons-o-chateaux-i-miei-auguri-di.html

      http://ivanolandi.blogspot.it/2015/04/genie-i-miei-auguri-di-buona-pasqua.html

      Grazie ancora per le belle parole. E alla prossima. Il tempo per recuperare lo avrai senz'altro, anche perché tra una dozzina di giorni entro in pausa invernale e sospendo le pubblicazioni per un paio di settimane ^_^

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  8. Non sapevo fossi un appassionato di progressive!
    Vedo 2 copertine dei Pink Floyd, 2 dei Genesis, 2 degli ELP, i King Crimson, i Gentle Giant, i Jethro Tull, gli Yes.
    La scrittura del pezzo invece è molto fresca, molto "giovanile" (se mi permetti il termine). Non ricordo, ma è autobiografico?

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    Risposte
    1. A me sembra di vedere anche una copertina dei Gong, se non mi inganno. Del prog rock ero un fan negli anni in cui è ambientata questa vicenda. Lo apprezzo ancora oggi ma con un po' più di distacco...
      Sì, il racconto è autobiografico, anche se vi è una componente aggiunta rappresentata dal nome di Shaula - l'oggetto principale della narrazione - che non c'entra niente con la mia vita di quegli anni.

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    2. Guardando bene noto anche un terzo dei Pink Floyd e anche uno degli Eloy.

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    3. Degli Eloy non ho mai ascoltato niente...

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