Questo sito utilizza cookie di Google e di altri provider per erogare servizi e analizzare il traffico. Il tuo indirizzo IP e il tuo agente utente sono condivisi con Google per le metriche su prestazioni e sicurezza, per la qualità del servizio, generare statistiche e rilevare e contrastare abusi. Navigando nel blog accetti l'uso dei cookie e il trattamento dei dati secondo il GDPR. Per maggiori dettagli puoi leggere la seguente Informativa estesa.

Gli occhi di Modì. Il lato B - Anteprima 2 di 4





Gli occhi di Modì

Estratto II/IV - La prima parte dell'anteprima è a questo link.


Fin quasi dal momento del nostro arrivo, noi freschi di città ci mettemmo al lavoro con gli altri. C'era soprattutto da restituire la pelle alle mura, dentro e fuori l'edificio, ed io fui armato di mestichina e adibito, a causa della mia nota predisposizione ai dettagli, a minimi lavori di stuccatura. Eravamo undici in tutto, nove ragazzi e due ragazze (anche questo un chiaro presagio sinistro riguardo al futuro della comunità, che andava ad aggiungersi agli altri). E poiché era un giorno molto caldo, la maggior parte di noi lavorava a torso nudo, con l’eccezione di Flavio, un aspirante membro della comunità dai tratti vagamente caprini, noto a tutti per la sua necessità di porsi sempre e comunque fuori dal branco. Costui lavorava infatti con indosso la maglietta ma nudo dalla cintola in giù, ad eccezione di scarpe e calzini. Niente lasciava tuttavia ancora presagire ciò che sarebbe accaduto di lì a non molto, a una certa ora del pomeriggio, quando Sergio decise che era tempo di fare provviste per la cena. Provvide lui stesso, mediante colletta, alla raccolta dei soldi necessari, che affidò poi, assieme alle chiavi della sua Fiat 1100, al primo che si offrì volontario: un tipo dall'aria trasandata, anche lui per la prima volta alla colonica, e introdotto di recente nella compagnia proprio dalla sorella di Sergio, Angelica. Fu lei a offrirsi di andare con l’amico, e, detto fatto, i due salirono in macchina e si allontanarono in direzione del paese più vicino.

Trascorsero ancora tre quarti d'ora circa – un tempo nel quale, tra un'imprecazione e l'altra dovuta ai mille inconvenienti del mestiere, aveva preso anche vita un complesso canoro, battezzato per l'occasione Stonatus tremens, che faceva riecheggiare nell'aria varie hit del momento. Per esempio, Non mi svegliate del BMS o Impressioni di Settembre della PFM, in un'atmosfera di crescente esaltazione. Tutto prima che Angelica facesse la sua ricomparsa, nello spiazzo fronteggiante la Colonica, da sola, a piedi e in lacrime.
Sergio, al solo vederla, impallidì, pur sotto lo strato di polvere che gli ricopriva il volto sudato. «Dov’è il tuo amico? E la mia macchina! Dimmi, avete forse avuto un incidente?».
«Non è colpa mia» protestò la ragazza, in un crescendo di lacrime. «Mi ha costretta a scendere!».
Al che Sergio, portandosi le mani al viso, prima lanciò un ululato, quindi riprese la requisitoria contro la sorella. «Vuoi dire che quel figlio di un cane si è fottuto la mia macchina? È questo che stai dicendo?».
«E pure i nostri soldi» aggiunse qualcun altro, mestamente, sullo sfondo.
«Ma chi è? Tu lo conosci!» insisté Sergio, stavolta con chiaro intento omicida nei confronti del fedifrago in fuga.
«Sì, ma solo da una settimana» balbettò Angelica. «Non so neanche dove sta di casa».
Al che Sergio lanciò un secondo ululato, di pura disperazione stavolta. «E tu mi porti uno che a malapena conosci e me lo presenti come tuo amico? Ma io ti... io ti...».
Essendo però lui, al di là di ogni tendenza misantropica e fede nichilista, di natura fondamentalmente mite e magnanima, quasi subito dopo aver sollevato le braccia in direzione della sorella, in una mimica quanto mai espressiva, Sergio le lasciò ricadere inerti ai lati del corpo, rinunciando ad ogni idea di vendetta o rivalsa immediata e futura nei suoi confronti. Chiese invece di essere accompagnato in paese, alla stazione di polizia, per la denuncia del furto. Così, mentre uno degli aspiranti comunitari si offriva di farlo, tutti noi del gruppo cittadino convenimmo che la cosa più saggia da fare fosse di ripartire al più presto e consolarci della disavventura - oltre che della perdita economica subita - con una fetta di pizza al taglio e la visione di un buon film.

* * *

Nota: A questo punto, come già nel post precedente, ho tolto ogni dettaglio relativo alla sera del sabato, per ragioni di spazio ma anche per concentrarmi unicamente sull'esperienza della Colonica.

Dettaglio di copertina del libro: Carlos Castaneda, The Teachings of Don Juan. Simon &Schuster, 1968.


Domenica 2 settembre 1979

Alcuni amici della prima volta erano con me anche in occasione della mia seconda visita alla colonica. Tra questi, Fabio mi spiegò che il furto dell’auto di Sergio era divenuto tabù fin quasi da subito e nessuno faceva più parola. E in ogni caso, aggiunse, Sergio aveva adesso una macchina nuova, una A112.
A condurci alla colonica in auto non era però stavolta Andrea “il Giusto”, che aveva declinato l'invito, ma bensì Maurizio, anche lui un amico di vecchia data, con la caratteristica di essere l'unico obeso della nostra compagnia. Guidava una vecchia Prinz color celestino, con cui, nell'Estate appena trascorsa, aveva osato spingersi fino a Capo Nord.
Fabio ci mise inoltre al corrente di tutta una serie di dettagli di cui io almeno ero completamente all'oscuro, riguardo alla vita della colonica, e tra questi quello che mi colpì di più fu scoprire che i vari membri del gruppo, ormai ridotto ai minimi termini, avevano adottato dei nomi di battaglia, tutti tratti dai libri "di culto" che circolavano nella loro compagnia.
«Ho dovuto faticare un po' per impararli tutti a memoria» spiegò, «ma alla fine ci sono riuscito. Sergio ha scelto di chiamarsi Ogotemmeli, che pare sia una specie di santone africano, mentre Adriano ha deciso per il nome di Milarepa, il famoso yogi indiano. Flavio si chiama come lo stregone sioux, Alce Nero. In quanto alle ragazze, Angelica ha optato per Diotima, la maestra d'amore del Simposio platonico, e Katiuscia per Sheherazade, la narratrice delle Mille e una Notte».
«Il caso più complicato è stato però quello di Massimo, che ha scelto il nome di Apollonio di Tiana, dopo averlo trovato nella dedica che Artaud ha posto all'inizio di Eliogabalo. Ma è stato giudicato dagli altri troppo lungo, dal momento che il diretto interessato rifiutava di farsi chiamare soltanto Apollonio. Alla fine, proprio lui ha trovato un escamotage...».
«Che escamotage?» chiedemmo tutti, quasi all'unisono.
«Dice di aver scoperto, chissà dove poi, che in base a un'antica tradizione esoterica Apollonio di Tiana aveva insegnato a suo tempo sulla Cordigliera delle Ande sotto il nome di Tonapa. Così, alla fine ha deciso di farsi chiamare in quel modo. Ma la cosa che più mi ha sorpreso è che nessuno di loro abbia adottato dei nomi presi in prestito dai libri di Castaneda... Ho pensato a una questione di timore reverenziale».
Sobbalzai a sentire quel nome, e al ricordo di tutta la parte di dialogo che avevo avuto con Marzia al riguardo, meno di due settimane prima.
«Cosa sai di Carlos Castaneda?» chiesi eccitato.
«Di Castaneda? Quello che sanno tutti. Che è un antropologo di Los Angeles che si è messo a studiare con gli stregoni messicani e ha vissuto un sacco di esperienze strane».
«Strane quanto?» insistetti.
«Strane quanto trasformarsi in corvo e volare, per esempio, oppure parlare con un coyote. Cose di questo genere».
«Naturalmente sotto l’effetto di stupefacenti» intervenne Vincenzo, scettico.
«Solo all’inizio» gli ribatté Fabio. «Poi non ne ha più avuto bisogno. Leggi gli ultimi due libri».
Ebbi la netta sensazione di essermi perso qualcosa. Quando e perché il nome, e a quanto pareva, i libri di Carlos Castaneda avevano fatto ingresso nel nostro circolo di amici? E, soprattutto, dov’ero io quando era successo? Lo chiesi esplicitamente.
«Per quel che riguarda me» mi rispose Fabio, «è stata la mia amica Annalisa a farmelo conoscere. Poi, subito dopo, ho scoperto che tutti quelli del gruppo della colonica sono suoi fan scatenati. Tirano in ballo Castaneda in qualsiasi situazione che a loro sembri un po' fuori della norma, e capisci bene che con tutti gli acidi e compagnia bella che girano da quelle parti... Ma se Castaneda avesse scritto davvero tutte le gesta o le parole che loro gli attribuiscono, i suoi libri dovrebbero essere almeno il doppio di quanti sono in realtà».
“E quanti sono in realtà?”.
“All’inizio credevo tre, poi Annalisa me ne ha mostrato prima un quarto e poi un quinto, pubblicati da un editore diverso. Proprio adesso sto leggendo l'ultimo. Quello che ti posso assicurare è che in libreria tirano più di Bukowsky”.
«Bum!» fece Daniele, improvvisatosi recentemente fan dello scrittore alcolista e puttaniere.
Fabio si voltò a guardarlo con aria di sfida.
«Se non mi credi, va e misura chi ha le pile più alte».

Commenti

  1. Finora si sta dimostrando interessante,certo che una persona come Angelica l'avrei strangolata, sarà che ne ho conosciute di persone così che facevano certe leggerezze che finivano per incasinare noi che eravamo a loro vicini e quindi reagisco così. ^^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Nick :-)
      Quel giorno alla colonica fu davvero memorabile, anche se per ragioni diverse da quelle che ho descritto. Il punto è che a volte la realtà supera talmente le fantasie più bizzarre che si è costretti a giungere a un compromesso per risultare credibili ^^

      Elimina
  2. Castaneda tirato in ballo dagli pseudointellettuali come oggi si tira in ballo Lynch XD

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vuoi dire che anche a Lynch attribuiscono contenuti inesistenti nei suoi film? :O

      Elimina
  3. Qualcosa di esoterico, di misterioso e arcano c'è sempre nei tuoi scritti... :))

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' sangue del mio sangue. Se non fosse così non sarei io a scrivere, ma un ghost writer XD

      Elimina
  4. Certo. Qualcosa dell'autore v'è sempre.
    Occhio però... il sangue sporca ahahahahahh

    La vita reale è spesso arcana :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In questo caso, te lo assicuro, più fantozziana che arcana ^-^

      Elimina
  5. Non vedo l'ora di leggere la continuazione ^^ Castaneda e il "mutarsi" in animale deve aver fornito basi a G.R.R. Martin per le Cronache del ghiaccio e del fuoco XD
    Certo che i soprannomi scelti dalle ragazze... o.O

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il mutarsi in animale è un tema tipico di tutte le tradizioni sciamaniche, comprese quelle celtiche e nordiche a cui di solito attinge il fantasy, quindi non è detto che Martin si sia ispirato proprio a Castaneda.
      I soprannomi scelti dalle ragazze sono in sintonia con le loro personalità ^_^
      Grazie Glò e a presto :)

      Elimina
    2. Pur apprezzando la serie tv, Game of thrones, forse, e dico forse, 'ste Cronache sono un tantino sopravvalutate ;) Il senso era proprio quello: forse appare unico e originalissimo ciò che in verità attinge, al solito, da quel che è venuto prima :P
      Buona domenica! :D

      Elimina
    3. In fin dei conti è normale pescare in quel che è venuto prima. Lo faceva già Omero ^_-

      Elimina
  6. Pensavo fosse un racconto, invece è vita reale, bello!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Giulia :-))
      Sì, sono eventi di vita reale, ma inseriti nella cornice di un romanzo che comprende anche dei risvolti fantastici. Una sorta di realismo magico in definitiva.

      Elimina
  7. Nell'immagine: Jethro Tull, Gentle Giant, Zappa, ELP, Camel, Pink Floyd. :)
    Il "costui" della riga 10 è proprio un toscanismo, vero?
    Quindi Castaneda torna ed è un punto chiava dello scritto?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Stavolta hai saltato "Felona e Sorona" de Le orme che occupa quasi il centro dell'immagine. Mi sa che ti mando a ripetizioni, ahahah!
      Vero che di toscanismi ce ne sono qua e là nel mio scritto, anche se sparsi con molta moderazione.
      Castaneda invece non è affatto un punto chiave. Ricorre in un altro paio di occasioni oltre a questa e solo per poche righe. E' comunque vero che la citazione precedente a cui ti riferisci, contenuta nel post sull'essere imbuti del pensiero altrui, è collegata proprio a questo gruppo di amici della Colonica.

      Elimina
    2. Infatti mi riferivo proprio a quello.
      Le orme... il progressive italiano (che veniva chiamato anche spaghetti-prog, pensa!) non lo conosco molto. In compenso conosco molto bene quello di Canterbury, di cui ero un grandissimo appassionato.

      Elimina
    3. Le orme le vidi esibirsi dal vivo a metà degli anni '70. Erano il mio gruppo preferito tra i prog italiani.
      Scuola di Canterbury? Anche i Gong, allora.

      Elimina
    4. Certo, anche Steve hillage da solista.

      Elimina

Posta un commento

Chi commenta su questo sito lo potrà fare solo da loggato con Google. Deve quindi essere consapevole che il suo username resterà inserito nella pagina web e sarà cliccabile. Potrà portare al Profilo di Blogger o a quello di Google+ a seconda della impostazione che si è scelta.
Gli utenti possono eliminare i commenti che hanno inserito. A una eliminazione definitiva provvederà direttamente l'amministratore del sito nel minor tempo possibile. Gli estremi dell'account saranno memorizzati per facilitare commenti successivi.
Tutti i commenti contenenti link per scambio visite o con link che indirizzano a contenuti non attinenti a quanto trattato nei post saranno celermente rimossi dal blog.

Post popolari in questo blog

10 serie a fumetti che hanno scandito i miei anni '70

Non ho dimenticato... Alessandro Momo /1 di 2

Non ho dimenticato... Alessandro Momo /2 di 2

Vikings S03 E07-10: La presa di Parigi

Il libro azzurro della fiaba - I sette libri della fiaba Volume 1

Ivan e Maria (Иван да Марья)

Black & White & Sex Talks