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Gli occhi di Modì. Il lato B - Anteprima 2 /4




Shaula II: Gli occhi di Modì

estratto dalla prima stesura - seguito


Comunque sia, fin quasi dal momento del nostro arrivo, noi freschi di città ci mettemmo al lavoro con gli altri. C'era soprattutto da restituire la pelle alle mura, dentro e fuori l'edificio, ed io fui armato di mestichina e adibito, a causa della mia nota predisposizione ai dettagli, a minimi lavori di stuccatura. Quel giorno eravamo undici in tutto, nove ragazzi e due ragazze - anche questo un chiaro presagio sinistro riguardo al futuro della comunità, che andava ad aggiungersi agli altri. E poiché era un giorno particolarmente caldo, la maggior parte di noi lavorava a torso nudo, con l’eccezione di Flavio, un aspirante membro della comunità, dai tratti vagamente caprini, noto a tutti per la sua costante necessità di porsi sempre e comunque fuori dal branco. Costui lavorava infatti con indosso la maglietta ma nudo dalla cintola in giù, ad eccezione di scarpe e calzini. Niente lasciava tuttavia ancora presagire quello che sarebbe accaduto di lì a non molto, a un certa ora del pomeriggio, quando Anselmo decise che era tempo di fare provviste per la cena. Provvedette lui stesso, mediante colletta, alla raccolta dei soldi necessari, che affidò poi, assieme alle chiavi della sua Fiat 1100, al primo che si offrì volontario - un tipo stavolta dall'aria trasandata, anche lui  per la prima volta alla colonica,  e introdotto di recente nella compagnia proprio dalla sorella di Anselmo, Angelica. Fu lei a offrirsi di andare con l’amico, e, detto fatto, i due salirono in macchina e si allontanarono in direzione del paese vicino.
Trascorsero ancora circa tre quarti d'ora - un tempo durante il quale, tra un'imprecazione e l'altra dovuta ai mille inconvenienti del mestiere, prese anche vita un complesso canoro, battezzato per l'occasione Stonatus tremens, così che riecheggiarono nell'aria varie hit del momento, come, per esempio, Non mi svegliate del BMS o Impressioni di Settembre della PFM, in un'atmosfera di crescente esaltazione. Tutto prima che Angelica facesse la sua ricomparsa, nello spiazzo fronteggiante la Colonica, da sola, a piedi e in lacrime.
Anselmo, al solo vederla, impallidì, pur sotto lo strato di polvere che gli ricopriva il volto. “Dov’è il tuo amico? E la mia macchina! Dimmi, avete forse avuto un incidente?”.
“Non è colpa mia” protestò la ragazza, sempre tra le lacrime. “Mi ha costretta a scendere”.
Al che Anselmo, portandosi le mani al viso, prima lanciò un ululato, quindi riprese la requisitoria contro la sorella. “Vuoi dire che quel figlio di un cane si è fottuto la mia macchina? È questo che vuoi dire?”.
“E pure i nostri soldi” aggiunse qualcun altro mestamente sullo sfondo.
“Ma chi è? Tu lo conosci!” esclamò ancora Anselmo, stavolta con chiaro intento omicida nei confronti del fedifrago in fuga.
“Sì, ma solo da una settimana” balbettò Angelica. “Non ho neanche idea di dove abiti”.
Al che Anselmo lanciò un secondo ululato, di pura disperazione stavolta. “E tu mi porti uno che neanche conosci e me lo presenti come tuo amico? Ma io ti... io ti...”
Essendo però Anselmo, al di là di ogni tendenza misantropica e fede nichilista, di natura fondamentalmente mite e magnanima, quasi subito dopo aver sollevato le braccia in direzione della sorella in una mimica quantomai espressiva, le lasciò ricadere inerti ai lati del corpo, rinunciando ad ogni idea di vendetta o rivalsa immediata e futura nei suoi confronti. Chiese invece di essere accompagnato in paese, alla stazione di polizia, per la denuncia del furto. Così, mentre qualcuno degli aspiranti comunitari si offrì di farlo, tutti noi del gruppo cittadino convenimmo che la cosa più saggia da fare fosse per noi di ripartire al più presto e consolarci della disavventura - oltre che della perdita economica subita - con una fetta di pizza al taglio o, meglio ancora, un panzerotto, e magari la visione di un buon film.

* * *

Nota: A questo punto, come già nel post precedente, ho tolto ogni dettaglio relativo alla sera del sabato, per ragioni di spazio ma anche per concentrarmi unicamente sull'esperienza della Colonica.



Domenica 2 settembre 1979

Anche in occasione della seconda visita alla colonica, eravamo tutti noi di quel giorno di primavera in cui tutto si era concluso, almeno per noi, repentinamente, al momento della scoperta del furto dell’auto di Anselmo. (Un episodio, spiegò Fabio, che era diventato tabù fin quasi da subito e di cui nessuno faceva più parola. E in ogni caso, aggiunse, Anselmo aveva adesso una macchina nuova, una A112). A condurci alla colonica in auto non era però stavolta Andrea “il Giusto”, che aveva declinato l'invito, ma Maurizio, anche lui un amico di vecchia data, che aveva la caratteristica di essere l'unico obeso della compagnia. Guidava una vecchia Prinz di colore celestino, a bordo della quale, nell'Estate appena trascorsa, aveva osato spingersi fino a Capo Nord.
Fabio ci mise poi al corrente di un'altra serie di dettagli di cui almeno io ero completamente all'oscuro, riguardo alla vita della colonica, e tra questi quello che mi colpì di più fu scoprire che i vari membri del gruppo, ormai ridotto ai minimi termini, avevano adottato dei nomi di battaglia, tutti tratti dai libri "di culto" che circolavano nella loro compagnia. "Ho dovuto faticare un po'" spiegò, "per impararli tutti a memoria, ma alla fine ci sono riuscito. Sergio ha scelto di chiamarsi Ogotemmeli, che pare sia una specie di santone africano, mentre Adriano ha deciso per il nome di Milarepa, il famoso yogi indiano, e Flavio per quello dello stregone sioux Alce Nero. In quanto alle ragazze, Angelica ha optato per Diotima, la maestra d'amore del Simposio platonico, e Katiuscia per Sheherazade, la tipa delle Mille e una Notte.
“Il caso più complicato è stato però quello di Massimo, che ha scelto il nome di Apollonio di Tiana, dopo averlo trovato nella dedica che Artaud ha posto all'inizio dell'Eliogabalo. Era stato giudicato dagli altri troppo lungo, dal momento che il diretto interessato rifiutava di farsi chiamare soltanto Apollonio. Ma alla fine proprio lui a trovare un escamotage...".
"Che escamotage?" chiedemmo più o meno tutti e all'unisono.
“Dice di aver scoperto, chissà poi dove, che secondo un'antica tradizione esoterica Apollonio di Tiana aveva insegnato a suo tempo sulla Cordigliera delle Ande sotto il nome di Tonapa. Così, alla fine ha deciso di farsi chiamare in quel modo. Ma la cosa che più mi ha sorpreso è che nessuno di loro abbia adottato dei nomi presi in prestito dai libri di Castaneda... Ho pensato a una questione di timore reverenziale”.
A sentire pronunciare quel nome ebbi un sobbalzo, e mi ricordai all’istante tutta la parte di dialogo che avevo avuto con Marzia al riguardo, meno di due settimane prima.
“Cosa sai di lui, di Carlos Castaneda?” chiesi.
“Di Castaneda? Quello che sanno tutti. Che è un antropologo di Los Angeles che si è messo a studiare con gli stregoni messicani e ha vissuto un sacco di esperienze strane”.
“Strane quanto?” insistetti.
“Strane quanto trasformarsi in corvo e volare, per esempio, oppure parlare con un coyote. Cose di questo genere”.
“Naturalmente sotto l’effetto di stupefacenti” intervenne Vincenzo.
“Solo all’inizio” ribatté Fabio. “Poi non ne ha più avuto bisogno. Leggi gli ultimi due libri”.
Avevo la netta sensazione di essermi perso qualcosa. Quando e perché il nome, e a quanto pareva, i libri di Carlos Castaneda avevano fatto ingresso nel nostro circolo di amici. E, soprattutto, dove ero io quando era successo? Lo chiesi esplicitamente.
“Per quanto mi riguarda” rispose Fabio, “è stata una mia amica, Annalisa, a farmelo conoscere. Poi, subito dopo, ho scoperto che tutti quelli del gruppo della colonica sono suoi fan scatenati. Tirano in ballo Castaneda in qualsiasi situazione che a loro sembri un po' fuori della norma, e capisci bene che con tutti gli acidi e compagnia bella che girano da quelle parti... Ma se Castaneda avesse scritto davvero tutto quello che loro gli attribuiscono, i suoi libri dovrebbero essere almeno il doppio di quanti sono in realtà”.
“E quanti sono in realtà?”.
“All’inizio credevo tre, poi Annalisa me ne ha mostrato prima un quarto e poi un quinto, pubblicati da un editore diverso. Proprio adesso sto leggendo l'ultimo. Quello che ti posso assicurare è che in libreria tirano più di Bukowsky”.
“Bum!” fece Daniele.
Fabio si voltò a guardarlo con aria di sfida.
“Se non ci credi, va e misura chi ha la pila più alta”.

2 - Continua

* * *

Le immagini di questo post (dall'alto in basso):

Dettaglio di un'immagine tratta dal sito PsycanProg

Dettaglio di copertina del libro di Carlos Castaneda, The Teachings of Don Juan; Simon & Schuster 1968.

Commenti

  1. Finora si sta dimostrando interessante,certo che una persona come Angelica l'avrei strangolata, sarà che ne ho conosciute di persone così che facevano certe leggerezze che finivano per incasinare noi che eravamo a loro vicini e quindi reagisco così. ^^

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    1. Grazie Nick :-)
      Quel giorno alla colonica fu davvero memorabile, anche se per ragioni diverse da quelle che ho descritto. Il punto è che a volte la realtà supera talmente le fantasie più bizzarre che si è costretti a giungere a un compromesso per risultare credibili ^^

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  2. Castaneda tirato in ballo dagli pseudointellettuali come oggi si tira in ballo Lynch XD

    Moz-

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    1. Vuoi dire che anche a Lynch attribuiscono contenuti inesistenti nei suoi film? :O

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  3. Qualcosa di esoterico, di misterioso e arcano c'è sempre nei tuoi scritti... :))

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    1. E' sangue del mio sangue. Se non fosse così non sarei io a scrivere, ma un ghost writer XD

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  4. Certo. Qualcosa dell'autore v'è sempre.
    Occhio però... il sangue sporca ahahahahahh

    La vita reale è spesso arcana :)

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    1. In questo caso, te lo assicuro, più fantozziana che arcana ^-^

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  5. Non vedo l'ora di leggere la continuazione ^^ Castaneda e il "mutarsi" in animale deve aver fornito basi a G.R.R. Martin per le Cronache del ghiaccio e del fuoco XD
    Certo che i soprannomi scelti dalle ragazze... o.O

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    1. Il mutarsi in animale è un tema tipico di tutte le tradizioni sciamaniche, comprese quelle celtiche e nordiche a cui di solito attinge il fantasy, quindi non è detto che Martin si sia ispirato proprio a Castaneda.
      I soprannomi scelti dalle ragazze sono in sintonia con le loro personalità ^_^
      Grazie Glò e a presto :)

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    2. Pur apprezzando la serie tv, Game of thrones, forse, e dico forse, 'ste Cronache sono un tantino sopravvalutate ;) Il senso era proprio quello: forse appare unico e originalissimo ciò che in verità attinge, al solito, da quel che è venuto prima :P
      Buona domenica! :D

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    3. In fin dei conti è normale pescare in quel che è venuto prima. Lo faceva già Omero ^_-

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  6. Pensavo fosse un racconto, invece è vita reale, bello!

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    1. Grazie Giulia :-))
      Sì, sono eventi di vita reale, ma inseriti nella cornice di un romanzo che comprende anche dei risvolti fantastici. Una sorta di realismo magico in definitiva.

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  7. Nell'immagine: Jethro Tull, Gentle Giant, Zappa, ELP, Camel, Pink Floyd. :)
    Il "costui" della riga 10 è proprio un toscanismo, vero?
    Quindi Castaneda torna ed è un punto chiava dello scritto?

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    1. Stavolta hai saltato "Felona e Sorona" de Le orme che occupa quasi il centro dell'immagine. Mi sa che ti mando a ripetizioni, ahahah!
      Vero che di toscanismi ce ne sono qua e là nel mio scritto, anche se sparsi con molta moderazione.
      Castaneda invece non è affatto un punto chiave. Ricorre in un altro paio di occasioni oltre a questa e solo per poche righe. E' comunque vero che la citazione precedente a cui ti riferisci, contenuta nel post sull'essere imbuti del pensiero altrui, è collegata proprio a questo gruppo di amici della Colonica.

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    2. Infatti mi riferivo proprio a quello.
      Le orme... il progressive italiano (che veniva chiamato anche spaghetti-prog, pensa!) non lo conosco molto. In compenso conosco molto bene quello di Canterbury, di cui ero un grandissimo appassionato.

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    3. Le orme le vidi esibirsi dal vivo a metà degli anni '70. Erano il mio gruppo preferito tra i prog italiani.
      Scuola di Canterbury? Anche i Gong, allora.

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    4. Certo, anche Steve hillage da solista.

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