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Gli occhi di Modì - anteprima: A proposito di Mr. Paterson





Come ho scritto in più occasioni, la mia Trilogia di Shaula ha alla base delle solide fondamenta autobiografiche. Su queste fondamenta ho poi costruito tutta la struttura che riguarda il tema specifico di Shaula.
Neanche questa breve anteprima fa eccezione alla regola, perché sebbene i dialoghi che la compongono siano stati modificati ai fini della narrazione, il mio incontro del 1979 con i due personaggi descritti è un evento reale. Timothy Paterson, l'esploratore della storia, è il pronipote di un altro esploratore, ben più famoso: Percy Harrison Fawcett, e ne ha seguito le orme non solo nel campo dell'esplorazione ma anche nella carriera militare e nella passione per l'esoterismo.

Alla figura di Percy Harrison Fawcett (1867-1925?), considerato il paradigma dell'esploratore-avventuriero del XX secolo, pare si siano ispirati sia Arthur Conan Doyle per il John Roxton de Il mondo perduto sia Steven Spielberg per il suo Indiana Jones. Di certo c'è che la sua vicenda, ma soprattutto la sua misteriosa scomparsa, è circondata di un alone leggendario.
Ufficiale dell'esercito britannico in stanza nell'allora isola di Ceylon e grande appassionato di archeologia, Fawcett si imbatté un giorno in alcune antiche iscrizioni che attribuì alla civiltà del continente perduto di Mu. Da quel momento, in qualunque parte dell'impero britannico si trovasse di stanza, Fawcett si dava alla ricerca di possibili reliquie di continenti scomparsi, nel frattempo che approfondiva anche i suoi studi di topografia e cartografia.
Naturalmente era anche membro della Royal Geographical Society, e proprio la R.G.S. lo richiamò a Londra nel 1906, per affidargli l'incarico - per conto del governo boliviano - di svolgere rilievi topografici e cartografare una zona a cavallo tra Bolivia, Perù e Brasile. Fu in questa occasione che si convinse che dovessero esistere, nel cuore della foresta amazzonica, i resti di città appartenenti a una civiltà antichissima, precedente a tutte quelle conosciute come precolombiane e forse perfino a quella atlantidea.
La sua principale fonte pare essere stata, a questo riguardo, il cosiddetto Manoscritto 512 conservato nella Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro, che riporta la scoperta nel 1743, da parte di una pattuglia di soldati capitanata da Francisco Raposo, dei resti di una città nel Mato Grosso con mura colossali e con, collocata al suo centro, una ciclopica torre di basalto nero. Fawcett stabilì che dovesse trattarsi della capitale dell'antico regno e la denominò Città perduta di Z.
Un altro indizio che Fawcett considerò rilevante fu una statuetta, sempre di basalto nero e alta 25 cm., regalatagli dallo scrittore Henry Rider Haggard, autore di libri famosi come Le miniere di re Salomone o Lei, la donna eterna (da me citato indirettamente nelle pagine dell'anteprima). L'originale di questa statuetta scomparve con Fawcett nella fatale spedizione del 1925, ma il nipote Timothy Paterson ne conservava una sua copia personale. L'oggetto riportava incisi i ventidue caratteri di un alfabeto ancora sconosciuto.


Lo scoppio della grande guerra costrinse però Fawcett a interrompere le sue ricerche, che poté riprendere solo nel 1920 con la sua quarta spedizione in Amazzonia. Nel 1921 seguì una nuova esplorazione, la penultima. A questo punto Fawcett pensava di avere individuato con un buon margine di sicurezza la posizione della Città perduta di Z, che nei suoi calcoli doveva trovarsi nella Serra do Roncador, nella regione del Mato Grosso. E riuscì anche a essere abbastanza persuasivo da convincere la Royal Geographical Society a finanziare quella che si sarebbe poi rivelata la sua ultima spedizione. Il 25 febbraio 1925, l'esploratore partì per il Brasile insieme al figlio ventiduenne Jack e a un ex compagno di scuola di quest'ultimo, Raleigh Rimel, senza più fare ritorno alla civiltà. Le ultime notizie della spedizione sono rinvenibili in una lettera inviata da Fawcett alla moglie in data 29 maggio 1925. Poi più nulla.
Da quel giorno, si sono succedute nel tempo varie spedizioni con l'obiettivo di far luce sulla scomparsa dell'esploratore, ma senza arrivare, a dispetto di una infinità di false soluzioni, a nessuna conclusione univoca e definitiva.

Detto questo, posso aggiungere per testimonianza diretta che Thimoty Paterson, come del resto altri prima di lui, ha sempre sostenuto al di là di ogni dubbio che il suo prozio sia riuscito infine a raggiungere la perduta città di Z e vi abbia abitato fino alla morte, che sarebbe avvenuta in questo caso nel 1957. Perciò non ha mai smesso di organizzare spedizioni, convinto che la soluzione del mistero della sua scomparsa avrebbe risolto anche il mistero di Z.
In particolare, era convinzione di Paterson che l'aspetto esoterico delle ricerche di Fawcett fosse stato sottovalutato in favore dell'aspetto puramente archeologico. Secondo lui la città perduta di Z esiste contemporaneamente su due piani, quello fisico e quello spirituale eterico, e questo fa sì che appaia e scompaia dal piano dell'esistenza terrestre, risultando accessibile solo a poche persone spiritualmente evolute. Paterson considerava il suo prozio Percy - il cui fratello, Douglas Fawcett, aveva tra l'altro collaborato con la fondatrice della Società Teosofica Madame Blavatsky - una di queste persone.
Un'altra caratteristica di Z a cui Paterson dava grande importanza era la presenza, nel cuore sotterraneo della città, del Tempio di Ibez, che lui collocava ad alcune centinaia di metri sottoterra e diceva essere collegato, attraverso una rete di tunnel sotterranei, ad altre importanti capitali del mondo antico.

Incontrai Thimoty Paterson una seconda e ultima volta nel 1993, o forse era già il 1994, da qualche parte nei dintorni di Nizza. Era ancora un pomeriggio, ma assolato. Lo trovai un po' invecchiato, ma sembrava non avere perso nulla né della sua forza di spirito né della sua prestanza fisica. Anche allora stava organizzando una spedizione, l'ennesima, nel Mato Grosso ed ebbi la strana sensazione che se mi fossi offerto, stavolta mi avrebbe accolto senza difficoltà nei suoi ranghi. Naturalmente, non mi offrii.
Ma ho ancora un ultimo aneddoto da raccontare, che riguarda direttamente la prima stesura degli Occhi di Modì. Mentre pubblicavo il secondo post di questa anteprima, mi sono accorto di avere descritto come azzurri gli occhi di Paterson, mentre nel mio ricordo sono color nocciola. Chissà, forse in quel momento li ricordavo davvero azzurri, oppure - cosa più probabile - mi sono fatto influenzare dalla mia idea di "tipo anglosassone". Ho così provato a cercare una sua foto nel web e ho trovato quella che vedete qui sotto, di un periodo successivo a entrambi i miei incontri con lui.  


E' inoltre evidente, dalla foto, che il mio ricordo di lui come di una persona vittima di un principio di calvizie non è proprio esatto. Probabile che sia stata la fronte alta e spaziosa a trarre in questo caso in inganno la mia memoria. Rimango tuttavia convinto, fino a prova contraria, che il suo italiano fosse davvero privo di inflessioni straniere. Quello che è certo è che lui non saprà mai niente di tutta questa mia attenzione nei suoi confronti: Thimoty Paterson ci ha lasciato nel 2005.

* * *

L'illustrazione in alto sotto il titolo è Cave di Nele-Diel.

Commenti

  1. Sono incantato e affascinato da questo articolo.Tocchi argomenti che, da sempre, hanno influenzato la mia visione della Storia.

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    1. A me la cosa che affascina di più è la rete di connessioni tra questo genere di eventi e grandi nomi della letteratura come Rider Haggard e Conan Doyle. Inoltre la descrizione della città del manoscritto 512 sembra uscita dal romanzo di Lovecraft "L'ombra venuta dal tempo".

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    2. Bè Ivano, adesso non so se ne possiamo parlare qui, ma la matrice comune c'è eccome. La Tradizione. Esoterismo e Massoneria. Affascinante, assolutamente affascinante.

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    3. E' uno dei temi del mio romanzo, Massimiliamo. All'ombra di Shaula ho immaginato, ma sempre con dati alla mano, una rete di connessioni globale che riunisce insieme un bel po' di gente, soprattutto artisti ma non solo. E' questo il lato misterico-esoterico di cui parlavo ieri nei commenti.

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    4. Sì lo avevo capito, Esiste assolutamente questa rete globale. Ne potremmo parlare per ore. Giorni, mesi. Credo che io come genovese e tu come toscano, in qualche modo siamo influenzati da questo tipo di relazioni. La forte presenza di comunità inglesi sino dai primi dell'ottocento sui nostri territori e via discorrendo. Non esiste cattedrale o basilica genovese che non abbia smaccati riferimenti massonici e messaggi esoterici che i più non sono nemmeno in grado di riconoscere. La via iniziatica accomuna moltissimi uomini di cultura e letterati in genere, a cominciare dal buon Proust che hai eletto a tuo nume tutelare. Ho i brividi di emozione, ti ripeto, nel leggere finalmente qualcuno che discorre e scrive di certi argomenti. Con molto garbo e attenzione per altro.

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    5. Proust è infatti anche uno dei numi tutelari del romanzo, non solo del blog ;)
      Comunque in questo blog troverai sempre credo, argomenti che ti sono congeniali, certo intervallati all'elemento pop che ultimamente però sto un po' trascurando. Male, urge un rimedio ^^

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  2. Però... che aneddoti affascinanti ci regali Ivano! *__*

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    1. Sono ben lontano dall'averli esauriti, Glò, e sperò così di potervene dispensare ancora molti ^_^

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  3. Oddio, detto così sembra quasi un artificio letterario per creare maggiore atmosfera attorno al libro...
    Sono un po' invidioso: nei miei libri non posso vantare mai questi aneddoti preliminari. O meglio: potrei ma nel mio caso sarebbero davvero artifici inventati di sana pianta...
    Io moltissimo invidioso ;-P

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    1. Probabilmente i termini del rapporto nel mio caso sono invertiti, Ariano. Credo sia stato proprio il disporre nel mio passato di un così nutrito assortimento di episodi simili a questo ad avermi spinto senza esitazioni verso il genere della letteratura autobiografica, sebbene miscelato con il fantastico a cui non so rinunciare :-)

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  4. Ivano, non aggiungo niente a quello che ti è stato detto prima.
    La storia comunque è veraamente interessante. Mi ricorda (ne hai fatto riferimento pure tu anche se veloce) Indiana Jones e il mitico El Dorado.

    Voglio farti una domanda se vuoi e puoi rispondere.
    Pentito di non esserti offerto per la spedizione nel 1993/1994?

    Chissà quanto avresti avuto da scrivere dopo!!!!
    E non dirmi "se fossi tornato!".

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    1. Pat, ci ho pensato anche io! Ma mi è sembrato che Ivano lo escludesse fermamente all'epoca (Naturalmente, non mi offrii.) :P

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    2. Infatti Glò.
      Però a distanza di anni, non si sarà pentito della scelta? Può capitare...

      Sai se fosse andato in Mato Groso, quanto ci divertiremmo noi due adesso a leggere e a far volare la fantasia?

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    3. Ahahahah, siete un duo di incorreggibili!
      Proprio pentito no, però devo ammettere che più volte nel corso degli anni mi sono posto la domanda: "Cosa ne sarebbe stato della mia vita se...?".

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  5. Bellissimo aneddoto e molto stimolanti le faccende riportate: non posso definirmi un cultore del genere, ma sicuramente un amatore (tra l'altro dovrei andare a fare visita alla mia cara libreria esoterica a Torino, grave mancanza da quando si sono trasferiti).

    Un paio di argomenti qui citati ho avuto modo di ritrovarli in letture fumettistiche, praticamente stai fomentando le considerazioni già nella mia "to do list", magari con l'arrivo dei primi freschi, chissà :P

    Dal punto di vista prettamente legato a te e al tuo romanzo, destino e/o fortuna sono sempre presenti nella vita di ognuno, l'importante è farne tesoro e saper ben sfruttare le opportunità offerte.

    Le domande, a questo punto, sorgono spontanee:

    - volendo evitare spoiler o approfondimenti di tipo troppo personale, che percentuale di autobiografia, e di conseguenza di "finzione" diresti esserci nella Trilogia di Shaula?

    - curiosità tutta mia, come ti sei interfacciato nel miscelare le 2 cose?

    - per essere più esplicito: ti sei trovato nella condizione di pensare cose tipo "no, questo non posso scriverlo, son fatti miei" o "ok, questo lo vivacizzo un po' con inserti del tutto campati in aria" et similia?

    Uhm, mi rendo conto che ti sto quasi intervistando XD magari post uscita del romanzo...

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    1. Ahahah, vero, questo commento è una mini intervista! Cercherò di rispondere meglio che posso.

      Per cominciare, la ripartizione non è di tipo percentuale. Cerco di spiegarmi meglio. Il primo volume è al 100% autobiografico, nel senso che è una specie di diario di viaggio sebbene messo su carta molti anni dopo gli eventi. Il fatto però che debba servire da base su cui innestare la mia "fantasia" su Shaula, mi ha costretto a una serie di modifiche essenziali. Un esempio pratico: fingere che la ragazza protagonista della vicenda abbia come secondo nome proprio Shaula
      .
      "No, questo non posso scriverlo, son fatti miei"? No, anzi, temo in un paio di occasioni di avere esagerato nel segno opposto. Ossia di aver parlato di cose talmente "fatti miei" da interessare alla fine solo me. Ma sentivo una forte necessità di fissarle su carta e in fondo occupano una percentuale della storia davvero irrisoria.

      Riguardo infine agli inserti per vivacizzare, posso dirti che paradossalmente proprio alcune delle cose a prima vista più inverosimili sono fatti reali, mentre posso essermi preso delle libertà su quisquilie di tutti i giorni. Sono sicuro che se chiedessi a un qualunque lettore di separare gli "inserti" dal resto, il più delle volte sbaglierebbe.

      Spero di essere stato esauriente e grazie per avermi "costretto" a questa anteprima nell'anteprima ^_^

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  6. Ma grazie a te per aver risposto :D

    Comunque sappi che quando sarà (spero presto), non scamperai ad un qualcosina di più dettagliato :P

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  7. Non sapevo che Z potesse esistere contemporaneamente su due piani, interessante questa cosa.
    Il libro su Z mi è piaciuto molto e vorrei approfondire leggendo altro.
    Ma perché non ti sei buttato nella spedizione? :)

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    1. Purtroppo non so indicarti come approfondire il discorso, perché tutto quel che ne so io l'ho appreso in modo quasi casuale, per bocca di Paterson.
      Riguardo alla tua domanda, posso risponderti che in quel periodo bazzicavo molto la Costa Azzurra. Spostarsi da quei paraggi per approdare in un luogo sperduto della giungla amazzonica sarebbe stato più o meno come passare da un pianeta a un altro del sistema solare :)

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  8. Leggo questo post dopo quasi due anni dalla sua uscita. Lo trovo molto interessante, soprattutto dopo la lettura del romanzo "La mappa della città morta" di Stefano Santarsiere che narra appunto le vicende archeologiche ed esoteriche della scoperta della città di "Z". Non conoscevo questa storia, ma leggendo sia il romanzo di Stefano sia questo post mi rendo conto di quanto ancora ci sia da scoprire su questo "sito/non sito archeologico". Grazie Ivano per avermelo segnalato. Aspettando ovviamente l'uscita del tuo romanzo.

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    1. Grazie per la fiducia, Giuseppe, ma il mio romanzo si farà attendere ancora un po'. Troppe incombenze quotidiane a cui va ad associarsi lì'impegno non indifferente richiesto da questo blog. Ma con la perseveranza prima o poi si arriva alla fine di tutto.
      Ho saputo per la prima volta dell'esistenza di Fawcett e della città di Z. dalla viva voce di Paterson e solo in anni molto più recenti, nel corso della stesura del mio romanzo, mi sono un po' documentato sul web. Il libro di Santarsiere deve essere interessante. Chissà se non avrò voglia di leggerlo anch'io, magari durante le prossime vacanze estive.
      A presto e buona domenica!

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